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La diagnosi del MM

La diagnosi del MM

La valutazione diagnostica iniziale in tutti ipazienti comprende l’anamnesi, l’esame fisico e gli esami di laboratorio.

I pazienti, in cui gli esiti di questi esami indicano il sospetto di mieloma multiplo (MM), devono essere sottoposti a ulteriori esami, quali l’ago aspirato del midollo osseo, la biopsia osteo-midollare e le indagini scheletriche, per confermare la diagnosi evalutare l’eventuale estensione di malattia.

 

La valutazione della proteina M è poi utile per monitorare il decorso della malattia durante e dopo la terapia.

Esami di laboratorio

L’approccio diagnostico iniziale in tutti i pazienti comprende i seguenti esami ematici basali:

  • Test ematologici che, condotti tramite prelievo del sangue, stabiliscono la presenza e l’entità delle anomalie delle cellule del sangue: emocromo completo con formula leucocitaria, velocità di sedimentazione eritrocitaria (VES), indicatore della concentrazione di proteina M.
  • Test chimico-clinici che permettono di chiarire la composizione degli elementi non cellulari del sangue eforniscono indicazioni della funzionalità di organi e sistemi importanti, come quello epatico e renale: azotemia (BUN), creatininemia, elettroliti, calcio e albumina sierica.
Valutazione della proteina M

La proteina M

Proteina presente nel siero e/o nelle urine del 98% dei pazienti con mieloma multiplo, la cui individuazione e dosaggio sono essenziali per la diagnosi e la valutazione del successo del trattamento

 o proteina monoclonale è presente nel siero e/o nelle urine del 98% dei pazienti con MM (evidenza del picco M o picco monoclonale

Vedi Picco M

). La sua individuazione e il suo dosaggio sono elementi essenziali per la diagnosi e la valutazione del successo del trattamento.

I principali test di laboratorio che vengono utilizzati per valutare la proteina M nel sangue e nelle urine sono:

  • Elettroforesi proteica del siero e delle urine (SPEP o UPEP), esame che consente di separare le diverse proteine presenti in un campione di sangue o di urine, sulla base delle dimensioni e della carica elettrica. Le proteine vengono separate in 5 gruppi principali denominati albumina, globuline a1, a2, ß e γ. In un soggetto sano, il tracciato di elettroforesi proteica sierica normale mostra la separazione in albumina, globuline a1, a2, ß e γ. Diversamente, il tracciato di elettroforesi proteica sierica in un paziente con mieloma mostra un picco M o picco monoclonale prominente nella regione della γ globulina (talora nella beta), indice della secrezione di una grande quantità di immunoglobulina monoclonale (proteina M).

    L’elettroforesi proteica del siero e delle urine (SPEP e UPEP) possono essere usate per identificare la presenza di una proteina monoclonale ma non permettono la caratterizzazione della proteina. Utile anche per definire la risposta del mieloma al trattamento. Se non viene più rilevata la presenza della proteina M, e se negativa anche la IFE, significa che è stata ottenuta una risposta clinica completa.

  • Immunoelettroforesi (IEP) o immunofissazione sierica (IFE), tecnica molto più sensibile della SPEP e della UPEP, che garantisce informazioni sul tipo di proteina M e rivela minime tracce della stessa.
  • Proteinuria delle 24 ore: esame che dosa la quantità di proteine escrete nelle 24 ore. Può essere aumentata per diverse cause; per attribuirla al MM vanno eseguite la UPEP e IFU.
  • Immunofissazione urinaria o della proteina di Bence Jones, esame che consente di individuare la presenza di tracce di catene leggere libere di immunoglobuline monoclonali nelle urine. Costituisce un criterio di risposta completa se scompare dopo terapia.
  • Saggio delle catene leggere libere nel siero, tecnica estremamente sensibile per la valutazione delle catene leggere libere delle immunoglobuline, circolanti nel sangue, particolarmente utile nel caso di mieloma che secerne piccole quantità di proteina M, quali ad esempio: mieloma a catene leggere, plasmocitoma solitario.
Indagini radiologiche

Sono disponibili diverse procedure radiologiche, ciascuna con un ruolo diverso:

  • Esame radiologico piano dello scheletro (serie di radiografie di cranio, colonna, coste e ossa lunghe di braccia/gambe), utile per rilevare la presenza di lesioni ossee nel MM.
  • Risonanza magnetica (MRI) fornisce informazioni sull’infiltrazione del mieloma nel midollo osseo. È in grado di rilevare la presenza di lesioni focali indicative di un mieloma asintomatico. Differenzia inoltre i collassi vertebrali benigni (osteoporotici) e tumorali, secondari al MM e identifica eventuali complicazioni neurologiche.
  • Tomografia computerizzata (CT) usata per visualizzare una sospetta compressione del midollo quando la risonanza magnetica (MRI) non è disponibile o come supporto alla radiografia quando i risultati sono ambigui o come guida alla biopsia.
  • Tomografia a emissione di positroni (PET/TC) utile nel rilevare masse di tessuto molle e per valutare l’estensione e il metabolismo delle lesioni ossee. È l’esame di elezione per il monitoraggio dei pazienti in trattamento.
Aspirato e biopsia midollare

L’analisi del midollo osseo viene utilizzata per diagnosticare e stadiare le neoplasie ematologiche come il MM.

In particolare, la biopsia si esegue con un ago speciale per midollo osseo, chiamato ago Jamshidi, che rimuove una porzione solida di midollo osseo di circa 2 cm di lunghezza e 15 mm di diametro.

L’aspirato è un piccolo campione liquido di midollo osseo ottenuto mediante una siringa dotata di un ago per aspirazione del midollo osseo. Dalle plasmacellule aspirate si effettuano l’analisi citologica e l’analisi citogenetico-molecolare.

Altri esami
  • ß2-microglobulina sierica, proteina normalmente presente sulla superficie dei globuli bianchi, la cui concentrazione è correlata al numero di cellule del mieloma multiplo nel corpo, ed è il miglior indicatore singolo del carico tumorale.
  • Proteina C reattiva, proteina anomala prodotta soprattutto dal fegato durante un processo infiammatorio acuto. La sua concentrazione può aumentare in caso di: infezioni, malattie infiammatorie come l’artrite ed il cancro. La PCR viene usata come indicatore prognostico nel mieloma multiplo.
  • Lattato deidrogenasi, sierica indicatore di carico tumorale che misura la concentrazione di LDH nel sangue, enzima presente nelle cellule di molti tessuti, rilasciato nel sangue quando le cellule di questi tessuti sono malate.
  • Analisi citogenetica o l’ibridazione in situ a fluorescenza (FISH), per la rilevazione di anomalie cromosomiche.

I fattori prognostici

La prognosi è la previsione del probabile decorso della malattia, della possibile risposta al trattamento e del tempo di sopravvivenza del soggetto.

I fattori prognostici presenti al momento della diagnosi forniscono diverse indicazioni (esempio, biologia della malattia, dimensioni e avanzamento del tumore) e possono essere usati per valutare il momento dell’inizio e l’efficacia del trattamento.

Numerosi fattori possono avere un significato prognostico favorevole, intermedio o sfavorevole:

  • Età e performance status
  • Presenza di insufficienza renale severa
  • Anomalie citogenetiche in termini di alterazione dei cromosomi
  • Concentrazione sierica di emoglobina, albumina, ß2-microglobulina, lattato deidrogenasi, proteina C reattiva.
  • Quantità di catene leggere libere circolanti
  • Elevato metabolismo delle lesioni ossee alla PET/TC e/o RMN
  • Risposta alla terapia

Contenuti a cura di:

Dottoressa Elena Zamagni
Ricercatore, dirigente medico in Ematologia presso l’Istituto “Seragnoli” dell’Università di Bologna